NUMERI PROGRAMMATI INGEGNERIA: QUALE CRITERIO PER STABILIRLI?

 

In seguito alle modifiche sul test di ingresso a ingegneria approvate durante il Senato Accademico di settembre (http://www.poli-listaperta.it/novita-tol-test-di-ingresso-ingegneria/), assume un’importanza determinante il numero programmato, ovvero il numero di matricole per cui ciscun Corso di Studi programma di erogare la didattica per il successivo anno accademico. Infatti, se in passato i numeri programmati venivano in molti casi sforati, essendo sufficiente superare il 60 nel TOL per essere ammessi nel Corso di Studi desiderato, con l’introduzione delle graduatorie in vigore da quest’anno ciò non accadrà più.
Ci siamo quindi confrontati su quale debba essere il criterio per determinare questi numeri: andare incontro alla domanda che alcuni Corsi di ingegneria hanno visto crescere rapidamente negli ultimi anni o cercare di ridurli per non sovraffollare gli spazi?

Siamo giunti ad evidenziare quattro punti da tenere in considerazione, che abbiamo già esposto in Giunta di Scuola 3I. Li presentiamo qui secondo quello che per noi è l’ordine di importanza:

Qualità della didattica
Riteniamo che questo sia il punto di partenza per qualsiasi discussione. I laureati di questo Ateneo sono apprezzati in tutto il mondo non perché sono un’élite delle menti più geniali del nostro Paese, ma perché ciascuno di loro ha avuto la possibilità di imparare bene e di trattenere i concetti, le idee e le nozioni ascoltate nelle nostre aule. Ciò è dovuto a docenti appassionati a ciò che insegnano e a studenti messi nelle migliori condizioni sia per seguire la lezione (senza doversi sedere per terra o sui davanzali delle finestre), sia per studiare quanto ascoltato in luoghi adeguati dello stesso Ateneo.
Auspichiamo che le decisioni che verranno prese vadano nella direzione di continuare ad erogare a noi studenti un insegnamento di assoluta qualità in questo senso.

Domanda degli studenti
È necessario guardare a cosa gli studenti delle scuole superiori chiedono al nostro Ateneo. Tutti coloro che si iscrivono al test hanno un certo desiderio per il proprio futuro. Pensiamo che la posizione più saggia da parte dell’Ateneo sia di incoraggiare quell’intuizione cercando, per quanto possibile, di  dare loro l’opportunità di realizzare la strada che hanno intravisto per sé, investendo quindi risorse sia umane che economiche dove mancano.
Dall’altro lato, quando un Corso di studi continua a vedere pochi iscritti, crediamo che ci si debba domandare perchè risulti così poco attrattivo e muoversi di conseguenza. In certi casi magari, bisognerebbe riguardare con lealtà l’offerta didattica, o semplicemente il nome del corso, e prendere decisioni coraggiose in merito, apportando opportune modifiche.

Risorse disponibili
Realisticamente ai due criteri appena citati, è necessario affiancarne un terzo, che dobbiamo ammettere essere ad ora limitante: le risorse che il nostro Ateneo può offrire. Le aule sono poche, gli studenti sempre di più, i finanziamenti all’università si riducono ogni anno…
Eppure questo non toglie importanza ai due punti precedenti: chiediamo quindi che, pur limitati dalle risorse che abbiamo oggi, si cerchi di rispondere al meglio delle capacità alla domanda degli studenti. E soprattutto chiediamo che si programmino le risorse (in termini economici, di docenza e di spazi), per continuare a garantire la qualità che il mondo si aspetta dal nostro Ateneo, ma allo stesso tempo poter accogliere chi desidera studiare ingegneria e dimostra minimamente la possibilità di farlo (passa il test).

Cosa offre il mondo del lavoro
Abbiamo discusso molto di questo punto: per alcuni è fondamentale, per altri troppo poco preciso o prevedibile (per quanto sia importante tenere conto del mercato, non possiamo sapere quale sarà la situazione sei anni dopo la mia immatricolazione).
Partiamo da una considerazione: crediamo che l’aspirazione dell’università non sia formare tecnici super-specializzati in un ambito ristretto, ma persone che abbiano gli strumenti per capire le problematiche che la realtà pone e cercare una soluzione. La nostra formazione non si ferma a delle conoscenze che fra qualche anno verranno superate, ma va oltre, arriva a definire una forma mentis che ci rende incredibilmente flessibili: formiamo non semplici tecnici ma persone adulte, capaci di trasformarsi a seconda delle esigenze.
Riteniamo quindi che tale formazione risulti più efficace nel momento in cui lo studente ha la possibilità di studiare non le materie  di un indirizzo che gli è stato imposto, ma quello che lo ha appassionato di più nel momento della scelta.
Sono queste le ragioni per cui riteniamo l’offerta del mondo del lavoro solo l’ultimo criterio da considerare per la scelta dei numeri programmati e per cui vogliamo invece assecondare il più possibile le preferenze espresse dagli studenti al momento dell’iscrizione.

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