AGGIORNAMENTI DAL CNSU

Forse non tutti sanno che esiste un organo consultivo di rappresentanza studentesca nazionale, che si chiama Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari (CNSU), di cui fanno parte 28 studenti, una specializzanda in medicina e un dottorando divisi nei diversi gruppi consiliari, che si riunisce a Roma una volta al mese e che ogni tre anni si rinnova per portare all’attenzione del Ministero dell’Istruzioni tutte quelle questioni che interessano direttamente gli studenti ma che vanno gestite a livello centrale, statale. Spesso succede, proprio per questo motivo, che all’ordine del giorno emergano problematiche che non riguardano il nostro Ateneo in modo diretto ed immediato; eppure la ricchezza di questo lavoro sta, forse, proprio in questa sua caratteristica – la capacità radunare persone con interessi diversi, conoscenze e attitudini più o meno differenti, e soprattutto modi di pensare e un modo di approcciarsi alla realtà da cui si può sempre imparare, per poter tornare sulle proprie idee, e permettere a chi ho davanti di farmi fare un passo in più.

Questo, ad esempio, è uno di quei periodi in cui a chi come me, che frequento il Politecnico e studio Architettura da più di quattro anni, e sono eletta al CNSU da quasi tre, è chiesto uno sforzo di immedesimazione un po’ maggiore del solito. Uno dei lavori più consistenti, infatti, riguarda l’ambito medico: come CLDS (il Coordinamento Liste per il Diritto allo Studio, di cui Lista Aperta fa parte) avevamo presentato più di una mozione nei mesi scorsi in cui si rilevava la situazione critica  delle Scuole di Specializzazione di Medicina, chiedendo al Governo di coprire un numero di 8.500 borse all’anno, circa 1600 in più rispetto a quanto ad oggi veniva bandito. Nella bozza della Legge di Bilancio è previsto un aumento di 900 borse, numero senza dubbio positivo che auspichiamo possa crescere ancora nei prossimi anni, come abbiamo chiesto proprio in questi giorni, durante la seduta di novembre, presentando una mozione in cui si evidenzia la necessità di un ulteriore incremento di 700 borse per coprire in modo ottimale il fabbisogno.

Se, poi, a qualcuno dei lettori fosse venuto in mente di fare l’insegnante, potrebbe interessare sapere che il (non troppo) buon TFA (Tirocinio Formativo Attivo) è stato svecchiato per far posto, ormai più di un anno fa, al cosiddetto Percorso FIT (Formazione Iniziale e Tirocinio), così come previsto dal decreto della Buona Scuola. Questo nuovo sistema prevedeva che gli studenti intenzionati ad abilitarsi alla professione di docente dovessero conseguire 24 CFU in materie antropo-psico-pedagogiche per poter accedere al concorso, secondo un numero chiuso programmato a livello regionale sulla base delle disponibilità di posti nel 3° e 4° anno scolastico successivi, dal momento che dopo il concorso il candidato avrebbe dovuto svolgere un tirocinio triennale.

Anche questa modalità presentava evidenti criticità, e pare, secondo la bozza della nuova Legge di Bilancio, che il FIT sia destinato a cambiare ancora, passando da un percorso che prevede il tirocinio triennale ad uno annuale. In generale, ci sembra di non poter più tollerare cambi così repentini della disciplina che riguarda l’accesso all’insegnamento, perché agli studenti aspiranti docenti non è data alcuna garanzia e stabilità sul proprio futuro.

Ad oggi, non essendo ancora presenti decreti ufficiali, è difficile fare considerazioni in modo sicuro e definitivo, tuttavia è possibile proporre alcune valutazioni: in primis, la volontà di accorciare il periodo di tempo necessario all’inserimento in ruolo dovrebbe essere dettata dall’aspirazione a semplificare le modalità di accesso, e non per adeguarsi ad una riduzione dei fondi destinati a questo ambito.

D’altra parte, in questa situazione d’incertezza, a tutti coloro che l’anno scorso hanno conseguito quei famosi 24 Crediti – non più vincolanti per poter accedere al concorso -, è necessario a maggior ragione dare risposte e tutele. Ciò che abbiamo ritenuto più giusto e che abbiamo richiesto durante l’ultima seduta è di rendere tali CFU requisito d’accesso, parallelamente alla necessità di monitorare in modo sempre più efficace l’offerta per il loro ottenimento, assumendo essi un ruolo fondamentale nella qualità della formazione della futura classe docente.

Non è facile scendere a compromessi, e ancor più difficile, spesso, è trovare il modo giusto per proporre ed essere ascoltati, ma su un argomento così delicato, siamo convinti che sia necessario continuare a muoversi e a lavorare nel modo più incisivo possibile. È vero che siamo un organo consultivo; ma è vero, anche, che proprio in quanto studenti (e noi li rappresentiamo proprio tutti, da nord a sud, dagli umanisti agli scientifici, i borsisti, i lavoratori, i pendolari…) possiamo rappresentare un punto di vista privilegiato per tentare di comprendere e indirizzare certe decisioni che ci riguardano così da vicino.

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